Bruciore agli occhi, sensazione di sabbia sotto le palpebre, visione che va e viene durante il giorno. Molte persone ci convivono per mesi, magari attribuendolo alla stanchezza o allo schermo del computer. In realtà, quello che sentono ha un nome preciso: sindrome dell’occhio secco. Ed è più comune di quanto si pensi.
Quali sono i sintomi dell’occhio secco:
I sintomi dell’occhio secco sono spesso sottovalutati proprio perché si sovrappongono a sensazioni comuni e poco allarmanti. Eppure, riconoscerli è il primo passo per agire in tempo.
I segnali più frequenti sono bruciore e sensazione di corpo estraneo, occhi arrossati e affaticati soprattutto verso sera, fastidio alla luce, visione offuscata o altalenante nel corso della giornata. C’è anche un sintomo che sorprende molti: la lacrimazione eccessiva. Gli occhi “piangono” non perché producono troppe lacrime, ma come risposta di compensazione a una superficie oculare mal lubrificata.
Chi porta le lenti a contatto nota spesso un disagio crescente nel tenerle, e chi lavora a lungo davanti agli schermi sente la secchezza accentuarsi nel pomeriggio.
Cosa provoca la secchezza agli occhi?
L’occhio secco non ha una causa unica. Si tratta di una patologia multifattoriale, il che significa che spesso più fattori si sommano tra loro.
All’origine c’è sempre un problema con il film lacrimale, lo strato sottile che ricopre la superficie dell’occhio. Questo film è composto da tre elementi: una componente lipidica che rallenta l’evaporazione, una acquosa che mantiene la lubrificazione e una mucosa che fa aderire il tutto alla cornea. Quando uno di questi tre elementi è alterato, in quantità o in qualità, il film si rompe troppo presto e l’occhio inizia a seccarsi.
Le cause più frequenti includono l’uso prolungato di dispositivi digitali (si sbatte le palpebre molto meno del normale fissando uno schermo), l’aria condizionata e il riscaldamento che abbassano l’umidità ambientale, l’uso di lenti a contatto, alcuni farmaci come antistaminici e antidepressivi, i cambiamenti ormonali tipici della menopausa, e alcune malattie autoimmuni come la sindrome di Sjögren o l’artrite reumatoide.
L’età gioca un ruolo importante: la produzione lacrimale tende a ridursi fisiologicamente con gli anni.
Cosa succede se non si cura l’occhio secco:
Molte persone sopportano il fastidio a lungo senza intervenire, convinte che passi da solo. In realtà ignorare l’occhio secco può avere conseguenze serie.
Senza un film lacrimale stabile, la cornea rimane esposta. Nel tempo possono comparire micro-lesioni sulla sua superficie, infiammazione cronica, opacità corneali e una maggiore vulnerabilità alle infezioni batteriche e virali. Nei casi più gravi, i danni alla cornea possono ridurre in modo permanente la qualità della vista.
C’è anche un impatto sulla vita quotidiana che non va sottovalutato come la difficoltà a guidare di notte per via degli aloni intorno alle luci, l’affaticamento nella lettura, l’impossibilità di tollerare le lenti a contatto e il calo della concentrazione al lavoro.
La sindrome dell’occhio secco è una condizione cronica ma gestibile. Prima si interviene, più è semplice tenerla sotto controllo.
Qual è il miglior collirio per l’occhio secco?
Non esiste un collirio universalmente “migliore”. La scelta dipende dalla causa specifica e dalla severità del disturbo. Questo è il motivo per cui è sempre opportuno farsi valutare da uno specialista prima di affidarsi al fai da te in farmacia.
Detto questo, i colliri più utilizzati per l’occhio secco appartengono alla categoria delle lacrime artificiali, formulazioni che replicano la composizione del film lacrimale naturale. Le più efficaci contengono acido ialuronico, che trattiene l’acqua e mantiene la superficie oculare umida più a lungo. Esistono versioni con diversa viscosità: le più fluide si usano durante il giorno, le più dense (gel o unguenti) sono indicate la sera prima di dormire.
Preferire sempre colliri privi di conservanti, specialmente se si prevede un uso frequente. I conservanti, presenti in molti flaconi multidose, possono irritare la superficie oculare se usati più volte al giorno per settimane.
Come lubrificare l’occhio in maniera naturale:
Accanto ai colliri, ci sono abitudini quotidiane che aiutano a migliorare la lubrificazione oculare in modo naturale e senza farmaci.
La prima è bere di più: un’idratazione adeguata supporta anche la produzione lacrimale. La seconda è sbattere le palpebre consapevolmente durante l’uso degli schermi, sembra banale, ma fissando un monitor si arriva a sbattere le palpebre anche il 60% in meno rispetto al normale.
La regola del 20-20-20 è utile: ogni 20 minuti di schermo, guarda qualcosa a 20 piedi di distanza (circa 6 metri) per almeno 20 secondi. Aiuta a ridurre l’affaticamento e a stimolare il naturale processo di lubrificazione.
Tenere umidificati gli ambienti dove si vive e lavora, evitare il fumo di sigaretta (attivo e passivo), proteggere gli occhi dal vento con occhiali avvolgenti e seguire una dieta ricca di omega-3, presenti nel pesce azzurro, nelle noci e nei semi di lino.
Sono tutti accorgimenti che nel tempo fanno la differenza.
Come si guarisce dalla secchezza oculare?
La sindrome dell’occhio secco è nella maggior parte dei casi una condizione cronica, non una malattia che si risolve con un ciclo di cura. L’obiettivo della terapia è controllare i sintomi, proteggere la superficie oculare e migliorare la qualità della vita del paziente.
Con un trattamento adeguato e costante, quasi tutti i pazienti raggiungono un buon livello di comfort. Il percorso dipende dalla causa: se l’origine è infiammatoria, lo specialista può prescrivere colliri a base di ciclosporina o cortisonici per cicli brevi. Se il problema riguarda le ghiandole di Meibomio (quelle che producono la componente lipidica del film lacrimale) esistono terapie fisiche come la luce pulsata (IPL) o il sistema LipiFlow®, in grado di sbloccare le ghiandole e migliorare la qualità delle lacrime in modo duraturo.
Esistono anche dei trattamenti rigenerativi come le lacrime autologhe, preparate dal sangue del paziente stesso, che contengono fattori di crescita in grado di favorire la riparazione della superficie corneale.
Il punto di partenza è sempre la prevenzione oculistica e una diagnosi accurata. Solo capendo quale componente del film lacrimale è alterata, e perché, si può impostare una terapia davvero efficace.
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