Cristallino artificiale e cataratta: come scegliere la vista che desideri

  • Home
  • Blog
  • Cristallino artificiale e cataratta: come scegliere la vista che desideri

L’intervento di cataratta non serve soltanto a rimuovere un cristallino diventato opaco. Oggi può diventare anche l’occasione per correggere, almeno in parte, difetti visivi come miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia, scegliendo una lente intraoculare adatta alle esigenze della persona. La domanda, quindi, non è più soltanto “Come vedrò dopo l’intervento?”, ma anche “Quali distanze vorrei privilegiare nella mia quotidianità?”. C’è chi guida spesso, soprattutto la sera, e desidera una visione da lontano nitida e stabile. C’è chi trascorre molto tempo leggendo, utilizzando lo smartphone o svolgendo attività a una distanza di circa 30-40 centimetri. Altri pazienti cercano una maggiore continuità tra lontano, computer e vicino, accettando i compromessi legati alle diverse tecnologie disponibili. La scelta del cristallino artificiale deve quindi partire dalla salute dell’occhio, ma anche dalle abitudini, dal lavoro e dalle aspettative del paziente.

Quando si parla di cataratta precoce?

La cataratta viene associata soprattutto all’invecchiamento, perché la forma legata all’età è la più comune. Può però comparire anche prima rispetto alla fascia anagrafica in cui viene abitualmente diagnosticata. Si parla generalmente di cataratta precoce o presenile quando l’opacizzazione del cristallino si manifesta in una persona più giovane rispetto alla media dei pazienti sottoposti all’intervento. Le cause possono essere diverse. In alcuni casi possono contribuire il diabete, l’uso prolungato di determinati farmaci come i corticosteroidi, precedenti traumi oculari, infiammazioni dell’occhio, forte miopia o una predisposizione individuale. La cataratta può inoltre essere congenita, quindi presente fin dalla nascita o svilupparsi durante l’infanzia. I sintomi sono simili a quelli della cataratta legata all’età: vista appannata, colori meno brillanti, maggiore sensibilità alla luce, difficoltà nella guida notturna e frequenti cambiamenti nella gradazione degli occhiali. L’età, da sola, non stabilisce quando intervenire. La decisione dipende soprattutto da quanto la riduzione visiva interferisce con il lavoro, la guida, la lettura e le normali attività quotidiane.

Come si cura la cataratta giovanile?

La cataratta non riguarda soltanto gli anziani e, quando compare in età più giovane, richiede una valutazione completa per comprenderne le possibili cause e verificare la salute generale dell’occhio. Nelle fasi iniziali, un cambiamento degli occhiali o una migliore illuminazione possono aiutare temporaneamente. Queste soluzioni non eliminano però l’opacità del cristallino. Quando la cataratta compromette in modo significativo la qualità della visione, il trattamento efficace è l’intervento chirurgico. Durante l’operazione il cristallino naturale opacizzato viene rimosso e sostituito con un cristallino artificiale, chiamato anche lente intraoculare o IOL. In un paziente relativamente giovane la scelta della lente richiede particolare attenzione, perché le esigenze visive possono essere differenti rispetto a quelle di una persona più anziana e sedentaria.

Chi guida spesso, soprattutto nelle ore serali, potrebbe attribuire maggiore importanza alla qualità della visione da lontano e al contrasto. In questo caso può preferire una soluzione che privilegi il lontano, utilizzando eventualmente un piccolo occhiale per leggere caratteri molto minuti. Una persona che guida raramente la sera e dedica molto tempo alla lettura, allo smartphone, al cucito o ad altre attività ravvicinate potrebbe invece desiderare una visione potenziata a circa 30-40 centimetri, accettando la possibilità di utilizzare un occhiale per il lontano.

Esistono anche lenti progettate per ampliare l’intervallo di visione:

  • le lenti monofocali privilegiano una distanza principale;
  • le lenti EDOF estendono la profondità di fuoco, soprattutto dal lontano alla distanza intermedia;
  • le lenti multifocali o trifocali distribuiscono la visione su più distanze;
  • le lenti toriche possono correggere anche l’astigmatismo.

Non esiste un cristallino migliore in assoluto. Le lenti che aumentano l’indipendenza dagli occhiali possono comportare compromessi, come aloni o abbagliamenti in alcune condizioni luminose, e non sono adatte a tutti gli occhi. La scelta deve essere personalizzata dopo gli esami preoperatori e il confronto con il chirurgo.

Come viene fissato il cristallino artificiale?

Il cristallino naturale è contenuto in una sottile struttura trasparente chiamata capsula. Durante il più comune intervento di cataratta, la facoemulsificazione, il chirurgo frammenta e rimuove il cristallino opacizzato attraverso una piccola incisione, mantenendo generalmente intatta la capsula. Al suo interno viene poi inserita la lente artificiale. Le moderne lenti intraoculari sono spesso pieghevoli; vengono introdotte nell’occhio attraverso una piccola apertura e, una volta raggiunta la posizione corretta, si distendono. La lente presenta sottili elementi di sostegno, chiamati aptiche, che la mantengono stabile all’interno della capsula. Nella maggior parte degli interventi non viene quindi “incollata” né fissata con punti: è la stessa struttura naturale dell’occhio a mantenerla nella posizione prevista. Il posizionamento può essere diverso nei casi in cui la capsula non sia sufficientemente integra o stabile. Sarà il chirurgo a scegliere la tecnica più adatta alle condizioni dell’occhio.

Quanto tempo dura il cristallino artificiale?

Il cristallino artificiale è progettato per rimanere nell’occhio in modo permanente e, nella maggior parte dei casi, dura per tutta la vita senza necessità di essere sostituito. La lente non sviluppa una nuova cataratta, perché è realizzata con materiali artificiali trasparenti. A distanza di mesi o anni dall’intervento può però diventare opaca la parte posteriore della capsula che sostiene la lente. Questa condizione viene chiamata opacizzazione della capsula posteriore o, nel linguaggio comune, “cataratta secondaria”. Può provocare un nuovo appannamento della vista, ma non significa che il cristallino artificiale si sia deteriorato. L’opacizzazione capsulare viene generalmente trattata con una breve procedura laser ambulatoriale, chiamata capsulotomia YAG, che crea un’apertura nella capsula e permette nuovamente alla luce di raggiungere la retina. La lente può richiedere un riposizionamento o una sostituzione soltanto in situazioni poco frequenti, per esempio in caso di spostamento, intolleranza o risultato refrattivo non adeguato.

Gli occhiali dopo l’intervento di cataratta sono sempre obbligatori?

Dopo l’intervento di cataratta, portare gli occhiali non dovrebbe essere considerato automaticamente un limite imposto. L’obiettivo moderno è stabilire prima dell’operazione quale tipo di visione risponde meglio alle esigenze del paziente e quale grado di indipendenza dagli occhiali sia realisticamente raggiungibile. Con una lente monofocale impostata per il lontano, per esempio, si può ottenere una buona visione per guidare, camminare e guardare la televisione, ricorrendo a un occhiale leggero per leggere le scritte più piccole. La lente può anche essere calibrata per privilegiare il vicino, lasciando la necessità di una correzione per il lontano. Le lenti EDOF, multifocali o trifocali FRoV (Full Range of Vision), possono ridurre ulteriormente la dipendenza dagli occhiali su diverse distanze. Non assicurano però che ogni paziente possa eliminarli completamente. La qualità della retina, della cornea e del nervo ottico, l’astigmatismo, le caratteristiche anatomiche dell’occhio e la tolleranza ai fenomeni luminosi influenzano il risultato.

Quanto tempo aspettare per valutare gli occhiali?

Quando gli occhiali sono utili o vengono scelti per completare il risultato visivo, la gradazione definitiva non viene generalmente prescritta nei primi giorni. L’occhio ha bisogno di guarire e la refrazione deve stabilizzarsi. Molte strutture indicano un’attesa di circa quattro-sei settimane prima di eseguire una misurazione definitiva per i nuovi occhiali, anche se il momento preciso può cambiare in base al decorso e alle indicazioni dell’oculista. Durante questo periodo il paziente può utilizzare, quando risultano utili, i vecchi occhiali o un semplice occhiale da lettura concordato con lo specialista. L’attesa non significa però che gli occhiali saranno necessariamente obbligatori. La necessità dipenderà dal cristallino scelto, dal risultato refrattivo raggiunto e dalle attività che il paziente desidera svolgere senza correzione. Oggi il vero obiettivo è trasformare gli occhiali in uno strumento scelto per alcune esigenze specifiche, non in una conseguenza inevitabile dell’intervento.

La Clinica San Domenico di Piazza Sassari 5, nel cuore di Roma, da anni è il punto di riferimento della città per la prevenzione e la salute degli occhi e la cura della vista. Contatta il tuo specialista e affidati a specialisti che mettono la tua salute visiva al primo posto.

Clinica San Domenico, da oltre 70 anni vicina alla tua salute.

Comments are closed